mercoledì 2 maggio 2012

Harley-Davidson – Cento anni di un mito – Albert Saladini


Il titolo non lascia grande spazio ad interpretazioni circa l’argomento affrontato: la storia della più famosa, sognata, chiacchierata motocicletta del mondo. Il libro ripercorre i cento anni di storia, dal 1903 a 2003, attraverso le tappe che hanno reso unica questa casa di motociclette, raccontando particolari e aneddoti storico-commerciali, ma dilungandosi molto anche sui singoli modelli, con particolare attenzione a tutta la cronologia dei motori prodotti: vero e proprio carattere distintivo.
Si tratta di un lavoro molto approfondito e ben fatto, che affronta dettagliatamente la parte storica e tecnica, ma volutamente tralascia l’aspetto più sociale collegato al fenomeno di costume che l’Harley-Davidson è riuscita a conquistare nel suo secolo di storia.
La storia di questa marca, ovviamente, non finisce nel 2003, e in questo decennio sono state molte le novità, sia tecniche (nuovi motori, modelli e scelte commerciali), che culturali (l’apertura del museo ufficiale a Milwakee), ma questa è un’altra storia e per un appassionato un libro come questo è certamente un testo sacro.
A corredo delle spiegazioni ci sono molte fotografie e disegni, alcuni antichi e molto rari, non facilmente reperibili sulla rete. Ovviamente tanti particolari sarebbero assolutamente noiosi e inutili per chi ritiene una Harley una semplice custom cromata, e una Electra Glide del 2009 uguale ad una FLH del 1978.
Se fosse una canzone “If you want to be a bird” degli Steppenwolf, che a mio giudizio esprime in pieno lo spirito di libertà ed indipendenza, vera e propria bandiera dell’Harley-Davidson.

mercoledì 21 marzo 2012

Italia 1861 – Salvator Gotta

Questo romanzo è stato scritto in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, e proposto al pubblico all’interno di una trilogia che comprende anche “Gloria sui campi 1859” e “Camicie Rosse 1860”.
Il tema centrale è il Risorgimento è il trionfo dell’Unità d’Italia celebrato con i racconti, proposti sottoforma di diario del giovane garibaldino Michele Gaudino,
In “Italia 1861” il protagonista è da poco rientrato dalla sua prima esperienza bellica, la spedizione dei Mille, nella casa natia, un ricco podere della piana vercellese, dal quale riparte alla volta di Torino per completare i suoi studi. La scelta del personaggio, un giovane poco più che adolescente, è un’occasione in più per offrire con ancora più entusiasmo la storia, che non è solo il breve romanzo, ma il racconto da un punto di vista molto ravvicinato delle fasi cruciali che hanno portato all’Unità d’Italia.
La narrazione dei fermenti storici e politici è contornata dalle vicende umane del protagonista, ambientate nell’allora capitale Torino e incentrate sulle giornate di studio, l’amicizia con Pablito e i sentimenti per la giovane Concettina.
Molto suggestivi i dialoghi e le descrizioni delle persone, che delineano a pieno le differenze tra la società odierna e quella di allora, fatta di molti formalismi, ma anche di tanto entusiasmo per l’orgoglio di sentirsi italiani.
Mi è piaciuto molto, e ritengo possa essere una lettura istruttiva per tutti: per ricordare il passato, ma soprattutto per riflettere sul presente.
Per quanto mi riguarda, per gli argomenti trattati non potrebbe mai essere una canzone: la storia non è arte, è il nostro passato. Pertanto, per continuare a riflettere, mi piace proporre l’Inno di Italia.

mercoledì 7 marzo 2012

Controsole – Roberto Parodi

Questo è il terzo libro di Roberto Parodi, e il secondo romanzo, che come il primo è scritto intorno al personaggio di Scheggia, vero e proprio alterego dell’autore.
Se “Scheggia” era un romanzo sull’amicizia, “Controsole” ruota intorno al rapporto conflittuale tra un padre e un figlio, ma anche intorno ad un viaggio, che anche questa volta costituisce l’intreccio di tutta la storia.
Il protagonista è sempre Scheggia, che viaggia sulle pieghe della vita sulla sua vecchia Harley-Davidson Road King Evo, armato di chitarra per accordare mille casini in cui è davvero facile riconoscersi. Questa volta c’è anche Roy, il figlio adolescente lontanissimo dal padre, un po’ per la separazione dei genitori e un po’ per l’eterno conflitto tra le generazioni padri/figli. L’intreccio della storia nasce in modo quasi casuale intorno ad un videogioco online con il quale Roy trascorre le giornate, e che lo coinvolgerà in una losca vicenda internazionale per mezzo di una busta proveniente dal Pakistan e piena di contanti.
Padre e figli si troveranno così in viaggio verso il Pakistan, in moto e sempre più uniti per affrontare l’intrigo, viaggiando su strade e in contesti sociali assolutamente diversi da quelli quotidiani.
Anche questa volta il romanzo è l’occasione per l’autore di proporre un viaggio fatto con la sua Harley proprio sulla rotta narrata nel libro: interessante osservare le fotografie scattate durante il tragitto sul suo sito www.threepercenters.it.
Il titolo offre già la direzione del viaggio, controsole appunto, verso est, al contrario dei viaggi della speranza (o della disperazione), sui quali il romanzo propone un grande spunto di riflessione.
La storia è piacevole, allegra, avventurosa, e i protagonisti con lo scorrere delle pagine, assumono connotati quasi eroici, attraversando situazioni surreali e divertenti, ma offrendo anche la possibilità di riflettere sulle condizioni di vita diversissime dalle nostre in luoghi nemmeno così lontani.
Consiglio la lettura a tutti per semplicità, facilità, e argomenti trattati.
Se fosse una canzone, “I walk the line” di Johnny Cash.

giovedì 16 febbraio 2012

L’assedio. Torino 1706 – Fabio Galvano

Il titolo non lascia spazio ad interpretazioni. Con questo saggio Galvano offre al lettore una ricostruzione minuziosa e capillare dello storico assedio operato dai francesi alla città di Torino nel 1706.
Si spiegano accuratamente gli antefatti e le cause, inquadrando l’avvenimento nel panorama politico-militare di quegli anni, illustrando tutti i movimenti di truppe che precedettero l’assedio, offrendo interessanti dettagli sulle strategie militari dell’epoca.
Si affrontano poi tutte le caratteristiche architettoniche e funzionali della città, con spiegazioni su particolari, storia e personaggi che hanno contribuito alla realizzazione della complessa struttura difensiva.
E poi, naturalmente, l’assedio: la guerra vista e vissuta sulla base delle cronache del tempo, con dettagli tanto angoscianti quanto impressionanti sulla vita civile al’interno delle mura, l’organizzazione delle scorte, i feriti, i morti, ecc…
Molto interessante anche la presentazione di Pietro “Passepartout” Micca, soldato-eroe che con il proprio sacrificio impedisce l’ingresso dei francesi da una galleria facendola saltare con la dinamite. Vengono affrontate quindi, con grande attenzione, le collocazioni e le caratteristiche delle gallerie presenti sotto la struttura difensiva, interessanti dettagli da integrare a quanto è possibile vedere nel Museo Pietro Micca, o con l’escursione guidata Torinosotterranea.
Particolarmente interessanti si rivelano inoltre le stampe e i disegni di cui l’opera è corredata, offrendo al lettore una comprensione visiva ad integrazione delle spiegazioni dell’autore.
La storia consegna la vittoria ai piemontesi, e vengono illustrate le fasi operative della sconfitta francese, avvenuta nella parte più orientale della città.
E’, indubbiamente, un’opera tanto interessante quanto impegnativa, ma assolutamente indispensabile per il valore storico con il quale propone  al lettore una fotografia quanto più realistica di questo episodio.
Mi è piaciuto molto e ritengo sia una lettura indispensabile per ogni torinese!!
Se fosse una canzone, l'indimenticabile "Ta-Pum".

mercoledì 1 febbraio 2012

La penna del najone – Associazione Nazionale Alpini

Il titolo di quest’opera, per molte persone, non lascia spazio ad interpretazioni: il najone è il soldato di leva, e la “penna” l’inconfondibile distinzione del cappello di un Alpino.
L’ANA propone una raccolta di racconti autografi che esaltano lo spirito di questo corpo, ormai mitico, e assolutamente insostituibile, che negli anni ha conquistato, medaglie, gloria, ma anche simpatia e popolarità.
I racconti sottolineano con brillante trasparenza la varietà di persone che sono passate attraverso questo corpo, evidenziando differenze di cultura, dialetto, carattere, ma confermando per tutti lo stesso entusiasmo di esserci. Quella stessa emozione che durante la ferma faceva urlare a tutti <<… puttana la naja>>, rimpiangendo la vita “civile” durante le interminabili giornate della caserma fatta spesso di situazioni assurde, banali, drammatiche, ma anche divertenti e comunque sempre indimenticabili, in un’altalena di ricordi, belli brutti, nostalgia, e rimpianti.
Da questo dettaglio nasce la volontà di far parlare i protagonisti, dando voce ad un’opera unica e assolutamente emblematica, cronaca di un’epoca ormai trascorsa, ma forse proprio per questo estremamente preziosa.
L’ANA, lanciata la proposta attraverso le singole sezioni, viene letteralmente travolta dai racconti, segno di un entusiasmo tutt’altro che sopito, a conferma dei grandi consensi di partecipazione che riscuote ogni anno la famosa Adunata: un grande raduno di veterani Alpini, che cambiando destinazione ogni anno si ritrovano in una città per festeggiare se stessi, ma anche farsi ammirare con un pizzico di invidia da chi avrebbe voluto farne parte, ma per un’infame scherzo del destino ne è rimasto escluso.
I racconti vengono proposti raccolti in gruppi tematici: la partenza, le punizioni, i muli, ma anche la guerra e la morte… e non ultimo, il congedo.
L’osservazione più immediata è quella che chiunque vi si possa riconoscere, anche qualora luoghi e date fossero lontanissimi dal proprio servizio di leva. Non è necessario essere stati Alpini per capire il significato di un servizio di guardia, di piantone, o il valore di una licenza, senza dimenticare gli indissolubili legami di amicizia che la vita di caserma è stata in grado di generare tra chi ci è passato.
Sentimenti di  amicizia, o soltanto l’occasione di parlare del passato, lasciano nel lettore un profondo senso di nostalgia, o forse si tratta solo di un’impressione, particolarmente viva solo tra coloro che il servizio di leva lo hanno fatto.
Da brivido, vedere riproposta la mitica “Canzone del Soldato”:

Cara burbetta dimmi una cosa
cosa facevi tre mesi fa
andavi a spasso con la morosa
e non pensavi a fare il soldà.
Fare il soldato di fantaria
o mamma mia male si sta
male si sta per tanti motivi
buoni o cattivi da sopportar.
Muli cattivi, zaini pesanti,
sempre piu' avanti bisogna andar
sempre piu' avanti, sempre in colonna
porca xx(bestemmione!)xx la finirà.
La finirà sta naia schifosa
dalla morosa voglio tornar
dalla morosa o dall'amante
sotto le piante a fare l'amor.

La lettura è velocissima, e ogni racconto ha qualcosa di unico, offrendo al lettore un libro lunghissimo, ma mai noioso, intriso di quell’entusiasmo che solo a vent’anni si riesce ad avere. Consiglio la lettura a tutti, perché sono certo che ognuno saprà restituire a questi racconti il valore grandissimo che meritano, riconoscendosi in tantissimi episodi, o magari semplicemente scoprendo con entusiasmo un autentico pezzo di storia di Italia.

Ripropongo due passi, uno un po’ poetico, l’altro un po’ rude, ma entrambi in grado di esprimere in pieno alcuni dei tanti aspetti della naja. Parole che potranno comunicare poco o nulla a chi non ha prestato il servizio di leva, a chi non si è mai svegliato all’alba con la tromba, a chi non ha fatto alzabandiera, a chi non ha atteso una licenza, a chi non ha detto anche solo una volta <<PUTTANA LA NAJA!!>>, ma soprattutto a chi non ha mai atteso dodici mesi per urlare “FINITA’”, e poi conservare per tutta la vita un inconsolabile senso di nostalgia.

Un po’ lo rimpiango quel freddo barbino, quello zaino e quello schioppo da portare a spasso per i monti, i miei monti, quell’odore di muffa antica, quella caserma piena di storia scritta da gente umile. Ma che dico un po’. Poche cose valgono più di quei momenti. Il primo sorriso mattutino di mia moglie, gli occhietti assonnati delle mie bimbe.
Luca Spaggiari

Domanda abbastanza ovvia per un militare di prima leva: <<Come facciamo a lavare la gamella sporca e unta con acqua sempre fredda che esce dai tubi esterni?>>.
Risposta: <<Arrangiati!>>.
Lorenzo Franco

E’ un libro sugli alpini, ma soprattutto un libro sulla naja, e proprio per questo se fosse una canzone vorrei che sia “Il silenzio dei congedanti” di Nini Rosso, che ha fatto sospirare ogni soldato per 11 volte, ascoltando il brano in occasione degli scaglioni congedanti, e fatto commuovere in quell’ultima sera prima del congedo.


PS.
Le foto proposte le ho scattate personalmente durante la 84° Adunata Nazionale degli Alpini, svoltasi a Torino dal 6 al 8 maggio 2011.