lunedì 23 febbraio 2015

Vita di alpeggio – Marzia Verona



Ho visto questo libro su una bancarella, una di quelle che vendono libri usati a prezzi ridicoli, ed è stato come il richiamo di una sirena. Era l'unica copia, in condizioni impeccabili, di quelle che danno l'impressione che il libro si trovi lì per sbaglio; avevo già letto una pubblicazione di Blu Edizioni (Le strade dei cannoni) e il grande valore di quella lettura è stato un invito a non lasciarmi scappare questo libro. Ammetto, inoltre, che il titolo e la copertina fossero loro stessi una valida motivazione per stuzzicare la mia curiosità verso un mondo che ho sempre osservato con grande ammirazione pur non avendone fatto mai parte.

Questo libro si presenta come un saggio sugli alpeggi piemontesi, che approfondisce e accompagna il lettore in tutti gli aspetti che compogono oggi questa pratica di allevamento dalle tradizioni millenarie.

Si parla di tutto, dalla transumanza alle difficoltà date dal meteo, dalle varie tipologie di pratica alla caseificazione, dalle fiere alle rapporto con i turisti, senza dimenticare l’aspetto più umano, fatto di successi, sconfitte, soddisfazioni e solitudine. L’autrice offre un bellissimo ritratto di un mondo antico, vivo e tutt’altro che rassegnato al progresso, corredando le argomentazioni con la voce diretta dei protagonisti, implementando il valore già alto della spiegazione con il punto di vista dei diretti interessati, vero elemento di identità di un mestiere che ha più i connotati di una scelta di vita fatta di tradizioni e soddisfazioni che di profitto e successo economico.

La spiegazione è poi corredata da numerose fotografie, per condurre anche gli occhi su particolari che le parole hanno già spiegato: scelta, questa, che ritengo veramente straordinaria, soprattutto per la qualità delle fotografie, con soggetti ritratti in modo volutamente semplice, dove i sorrisi prevalgono sulle proporzioni e i contrasti tra i colori non hanno mai il valore dell’espressività degli insiemi.

Personalmente ho trovato molto bello il senso di malinconia, espresso con racconti rassegnati e pessimisti di chi vede la propria vita sempre più oppressa da sempre più grandi difficoltà, contrapposto all’ottimismo e l’entusiasmo di chi intraprende con caparbietà questa vita sicuramente non facile. Ripropongo un passo, molto evocativo, citato nel libro: 

Vedi un pastore che passa con il suo gregge e senti un desiderio di liberarti di tutto quello che di artificioso ti circonda e di partire e di andare per strade polverose con la solida e vecchia terra sotto i piedi e l’ampio e vecchio cielo sopra la testa e respirare aria che sa di aria vera, vedere nuvole e vaste distese di terra ed erbe e fiori … E’ un sogno, è un ritorno all’infanzia e ai bei sogni di allora.Per questo, quando i pastori passano, lungo le strade, la gente  accorre e guarda e ha un sorriso strano stampato sulla faccia, e saluta e aspetta una risposta, qualsiasi forse… (G. Bini e G. Vicquéry, “Fame d’erba”.)

Foto tratta dal libro
Leggere questo libro diventa uno strumento efficace per osservare, e soprattutto comprendere, un mondo lontanissimo dalla vita quotidiana delle città, ma anche dal concetto di contatto con la natura che spesso possiede chi si reca in montagna come escursionista.

La lettura è sempre avvincente, come molto raramente succede con un saggio, e il lettore ha sempre l’impressione di avere di fronte i luoghi e i protagonisti, riconoscendo nell’autrice più un accompagnatore che una guida, rendendo la comprensione veramente facile e piacevole per tutti. Oltre a spiegazioni, interviste e fotografie, nel libro ci sono anche un elenco di tutti gli alpeggi e una raccolta di fiabe e leggende, che offrono nell’insieme un’opera dal valore inestimabile.

L’autrice è bravissima, perché riesce a spiegare in modo semplice e diretto, ma anche estremamente approfondito, un mondo poco conosciuto, ma estremamente importante per la conservazione del nostro patrimonio storico, economico, culturale, gastronomico, ma anche ambientale e naturalistico. Durante la stesura di questa recensione ho anche scoperto che Marzia Verona ha un sito internet, ma soprattutto un blog vivo e continuamente aggiornato sul mondo della pastorizia: da una prima occhiata mi pare molto bello e decisamente sullo stile di questa lettura.

Inutile dire che questo libro mi sia piaciuto tantissimo: ho sempre sognato di partecipare ad una transumanza, ma la mia passione per la campagna si ferma alla fattoria di famiglia, con bosco, mucche e pecore; l’alpeggio è un’altra cosa e quest’opera, scritta girando i luoghi ed incontrando i protagonisti, è assolutamente indispensabile per comprendere la montagna con una prospettiva diversa da quella che tutti abitualmente conoscono.
Se fosse una canzone, l'indimenticabile "I'll go on loving you" di Alan Jackson.

Vita di San Francesco d’Assisi – Renato Della Torre



Questo libro è un saggio molto ben scritto sulla vita del celebre Santo. Le librerie sono colme di pubblicazioni simili, soprattutto nelle librerie dei luoghi frequentati da San Francesco, e la scelta può risultare difficile: questo fu proprio il mio dilemma quando acquistai questo volume direttamente nella Basilica di Santa Maria degli angeli ad Assisi (PG).
Posso però rassicurare tutti quei lettori che cercano una lettura semplice e diretta, senza interpretazioni e visioni mistiche dell’autore, ricercando semplicemente la storia del Santo: questo libro è esattamente questo. Si presenza la vita di San Francesco, con grande approfondimento di particolari umani, storici e spirituali, offrendo citazioni geografiche e contemporanee alla vita del Santo. La narrazione diretta è semplice riesce a trasmettere al lettore anche lo stato d’animo del Santo, ripreso nello sviluppo della sua vita, dalla nascita, fino a dopo la sua morte, passando per la sua famosa conversione.
San Francesco fu da allora il manifesto dell’umiltà, che con pazienza, abnegazione, fatica e infinito entusiasmo riuscì a donare al mondo una visione nuova della vita. La proclamazione di Papa Bergoglio con il nome di Francesco è stata un’occasione per ridare nuova visibilità ad un uomo che con le sue idee e le opere ha offerto un nuovo modo di pregare creando una prospettiva della fede accessibile a tutti ed estremamente attuale, nonostante siano trascorsi quasi ottocento anni dalla sua morte.
Ripropongo un paio di passi, con i quali tra gli altri l’autore offre spunti di riflessione sulla fede e sul senso della vita che animavano San Francesco:
Voleva che i suoi frati si mostrassero sereni e lieti perché la tristezza, diceva, deriva dalla mancanza di fede e dalle insidie del diavolo, il quale riesce spesso a spargere una sua malefica polvere in qualche spiraglio della coscienza.

Pensava a quando, qualche anno prima, passava per quelle strade, pieno d’energia e di speranza, sorretto dalla sua grande fede e dal suo ideale di Povertà. Forse in quei momenti di ricordi si sentiva salire dal profondo dell’anima un’onda di malinconia che lo lasciava smarrito e timoroso. Bastava però una preghiera a fargli riprendere coraggio.


Basilica di S.Francesco - Agosto 2014
Il libro mi è piaciuto moltissimo e ne consiglio la lettura a tutti perché trattasi di un’opera semplice e diretta, in grado di farsi comprendere e trasmettere al lettore numerosi spunti di riflessione assolutamente attuali e moderni, facili da riconoscere nelle pieghe della vita di tutti i giorni.
La lettura dona conoscenza, e purtroppo anche la consapevolezza di come anche San Francesco sia stato utilizzato come spunto per numerose produzioni cinematografiche che nulla o poco avevano a che fare con la sua vita, distorcendo una realtà che per suo volere doveva essere il più semplice possibile.
Se fosse una canzone “Rhymes and reasons” di John Denver.

martedì 16 dicembre 2014

Mal’aria – Eraldo Baldini



Eraldo Baldini con questo romanzo regala un altro ritratto della società rurale emiliana, e come di consueto utilizza una storia noir che riesce anche a mettere i brividi, pur non essendo all’altezza di altri suoi lavori che ho letto in passato (Eraldo Baldini).
E’ la storia di Carlo Rambelli, giovane ispettore sanitario della Roma fascista, inviato nelle campagne emiliane per approfondire la situazione circa degli strani rapporti sanitari sulle morti infantili causate dalla malaria. Protagonista assoluto dello scenario, nonché del romanzo è proprio la nebbia che con le sue tinte gelide confonde gli occhi del protagonista e trasmette al lettore un infinito senso di angoscia. A complicare ulteriormente la situazione si aggiunge una fin troppo evidente omertà dei residenti del piccolo paese, un estremo baluardo della civiltà verso l’ignoto: nel paese non c’è nulla e nemmeno il telefono dell’ufficio postale funziona più. Silenzio e nebbia.
L’indagine conduce il protagonista a confrontarsi con miti e credenze popolari, che vogliono come principale causa di tante morti, La Borda, una creatura malvagia che si nasconde nella nebbia, pronta e affamata a ghermire i poveri malcapitati di turno. In un crescendo di tensione, paura e nebbia il protagonista si avvicina sempre di più alla verità, scontrandosi con una realtà ben più spaventosa del solito mostro della palude.
Anche questa volta il romanzo è molto breve, e come sempre estremamente veloce ed incalzante, capace di rapire letteralmente il lettore, per calarlo nella dimensione della narrazione. In certi momenti si ha quasi la sensazione di trovarsi in quei luoghi, respirando l’angoscia e il senso di claustrofobia che tutta l’atmosfera della storia trasmette.
Mi è piaciuto molto, nonostante lo ritenga il meno appassionante di tutti gli altri romanzi di Baldini che ho letto.
Se fosse una canzone “Make it rain” di Ed Sheeran.

martedì 9 dicembre 2014

Harley-Davidson Evoluzione di un mito – Albert Saladini



Il tema dell’intramontabile mito americano per eccellenza è nuovamente il centro di quest’altro lavoro di Albert Saladini. Rispetto al precedente (Harley Davidson – Cento anni di un mito) si offre al lettore una panoramica fotografica e nozionistica sul tema delle modifiche, spesso sostanziali, che contraddistinguono e rendono unica ogni moto. E’ risaputo infatti quanto ogni possessore ami personalizzare la propria motocicletta, seguendo stili e mode che come per l’abbigliamento seguono le influenze di grandi stilisti. Nel libro vengono presentati in modo molto approfonditi grandi bike-designer come Arlen Ness o Cyril Huze.

La pubblicazione risale ai primi anni duemila, e quando era uscita appariva già vecchia in quanto come è facile supporre le mode cambiano, si inseguono, in una dimensione di continua evoluzione. E’ curioso osservare le foto di moto dove regnano protagoniste indiscusse le cromature, alle quali si aggiungevano aerografie degne di un quadro impressionista, o imponenti sovrastrutture di vetroresina che tanto andavano di moda negli anni ’90.

Non si parla di full-dressed, di swedish chopper, di bobber, di digger, di drag-bike, di muscle-bike, di japan-style e sfogliando le pagine di questo libro non esistono accenni alla travolgente tendenza vintage, che a vent’anni di distanza avrebbe condizionato non solo le moto, ma anche l’abbigliamento. Questa però è un’altra storia…

Il libro è certamente interessante, curioso e indispensabile sullo scaffale di ogni appassionato: che piacciano o meno queste motociclette hanno fatto la storia, e sono certo che un giorno qualcuno scoprendo l’acqua calda, le tirerà fuori da un fienile polveroso, facendo scoprire a chi le guarda quando siano “cool”!!

Se fosse una canzone “Everybody Hurts” dei R.E.M.

venerdì 24 ottobre 2014

La perla – John Steinbeck



Questo libro è una proposta per riflettere sul senso dell’esistenza, e come tutte le opere di Steinbeck riesce a colpire in profondità l’animo di ogni lettore.
Questo romanzo, una vera e propria fiaba, racconta la vita di Kiko, pescatore di un piccolo paese della costa messicana, che affronta la vita con umiltà e sacrifici, scontrandosi con i limiti di una gerarchia sociale troppo spietata con i più poveri. La vita del povero pescatore viene sconvolta dalla puntura di uno scorpione, che inesorabile, colpisce il figlio di pochi anni: il piccolo Cojotito. Appare inutile affidarsi alle cure del medico del paese, troppo attento alla parcella più che alla missione sociale del proprio ruolo, e purtroppo la medicina popolare non è in grado di scongiurare gli effetti fin troppo scontati della puntura.
Il destino però si affaccia alla sorte della giovane famiglia: Kiko riesce a trovare un’ostrica con all’interno una perla enorme, sproporzionata, bellissima e soprattutto unica. Questo evento rappresenta il vero disequilibrio nella vita del protagonista e della propria moglie, riconoscendo nelle prospettive di ricchezza il realizzarsi di un sogno incredibilmente reale, ma riscontrando di fatto più una maledizione che la tanto attesa fortuna. La voce si sparge in fretta, ma le attenzioni di curiosi, sciacalli e ladri pronti a tutto sono molto più solerti di una cura per il piccolo. La famiglia è presto sola, braccata e inseguita da mostri quali avidità, invidia, cupidigia e durante la caccia nessun luogo rimane sicuro, nascondendo ovunque predatori affamati e senza scrupoli.
Difendersi è impossibile, la vera maledizione non è sentirsi preda in una battuta di caccia dall’esito scontato, ma l’istinto predatore messo in moto dalla perla.
La perla non è più quindi sinonimo di ricchezza, ma solo il miraggio di questa, costituendo di fatto una iattura che spalanca di fronte ai protagonisti un baratro ancora più profondo e spaventoso della già grave situazione nella quale si trova il bimbo. La pace con se stessi, quel magico equilibrio nel quale ognuno è padrone delle proprie scelte, con la consapevolezza dei propri limiti di fronte alle scelte del Destino, viene di colpo cancellata lasciando davanti agli sventurati protagonisti soltanto un foglio bianco senza nemmeno una matita per scrivere.
Non voglio anticipare la fine della storia, ma chi conosce Steinbeck può facilmente intuire come sicuramente non finirà.
Ripropongo un passo che ho trovato particolarmente significativo:

Poiché sta scritto che gli uomini non sono mai sazi, che se date loro qualcosa essi vogliono di più. E questo lo si dice per disprezzo, mentre è una delle più belle doti della specie, quella che ha reso superiore l’uomo agli animali, che si accontentano di quel che hanno.

Si tratta di una lettura breve, velocissima con un ritmo incalzante e appassionato. Facile anche questa volta immedesimarsi nei protagonisti, condividere con loro angosce e paure, e riflettere sul senso dell’esistenza di ognuno di noi, sull’eterna lotta tra il bene e il male.
La copia che ho letto era una vecchia edizione del 1976 con l’introduzione curata da Oreste Del Buono: molto profonda, accurata e sicuramente consapevole del grande spessore letterario dell’autore.
Inutile dire che mi è piaciuto tantissimo, Steinbeck è il mio scrittore preferito, e non posso che consigliarlo a tutti: una lettura profonda, efficace, di quelle che lasciano il segno.

Se fosse una canzone, “Angel of mercy” dei Black Label Society.