lunedì 28 luglio 2014

Il lavoro manuale come medicina dell’anima – Matthew Crawford



La copertina di questo libro e la sua presentazione possono facilmente confondere il lettore con delle aspettative che la lettura finirà per deludere. Il libro è infatti un piccolo trattato di filosofia, molto ben fatto e accurato, che purtroppo per i neofiti della materia può apparire noioso e contorto. L’autore infatti propone la propria esperienza autobiografica intorno al concetto di lavoro manuale, offrendo approfondimenti filosofici e didascalici con riscontri pratici sulla società, sia contemporanea e sia pregressa. Il ritratto che ne emerge è la consapevolezza di come le comodità siano un particolare anestetico per il cervello, che viene privato di creatività e manualità, atrofizzando l’uomo in un consumatore perpetuo del perverso meccanismo “usa e getta”. L’autore racconta della propria esperienza maturate sui motori, prima del suo glorioso Maggiolino Volskwagen e poi delle motociclette d’epoca, offrendo con consapevolezza ed entusiasmo tutta la soddisfazione di possedere una conoscenza che lo renda libero di dipendere sempre da se stesso e non da strategie di marketing.

La lettura è un po’ lenta e anche se l’argomento trattato tutto sommato è semplice, gli approfondimenti filosofici si rivelano comunque impegnativi.

In ogni caso l’ho trovato interessante, riconoscendo in questo lavoro un bello spunto di riflessione sulla capacità che ognuno di noi dovrebbe riscoprire mettendosi in discussione: “sporcandosi le mani” e ritrovando la soddisfazione di sentirsi padroni di ciò che si possiede soltanto dopo essere stati in grado di aggiustare o quantomeno provare a comprendere cosa si nasconde “sotto il cofano” di quanto ci circonda.

Non si tratta di un libro da ombrellone, pertanto ne raccomando la lettura con la necessaria tranquillità per poterne apprezzare a fondo valore e significato.

Se fosse una canzone la bellissima "Old man" di Neil Young.

mercoledì 23 luglio 2014

Il fratello che non sapevo di avere – Reynhold Messner



Questo libro del grande Reynhold Messner è un tributo umano, sportivo e storico all’ancora più grande Walter Bonatti. I due “mostri sacri” dell’alpinismo, oltre a scrivere la pagine più importanti di questa meravigliosa e affascinante disciplina, nel corso delle loro vite non hanno mai avuto modo di confrontarsi direttamente, anche per via della generazione di appartenenza diversa, accontentandosi delle prospettive che la stampa offriva di loro, creando rivalità e dissapori che nella realtà non sono mai esistiti. Walter oggi non c’è più, ma la vita ha comunque offerto un’occasione ai due per chiarirsi e confrontarsi, portando luce su troppe ombre che perseguitavano Bonatti da quella terribile notte sul K2. Ok, questa  è un’altra storia, ma in questo libro è uno dei cardini fondamentali, in quanto la vita di Bonatti è stata irrimediabilmente segnata da quell’episodio.
E’ curioso veder un eroe celebrarne un altro, una dimostrazione di sportività e di rispetto di altri tempi a cui non siamo abituati, e che offre al lettore un’occasione in più per amare questi atleti che sono anche avventurieri, esplorarori, pazzi e sognatori, che con le loro imprese hanno impresso i loro nomi nella storia.
Il libro è fatto molto bene, alternando racconti storici con riflessioni attuali, e offrendo, anche al lettore che non conosce il valore sportivo di entrambi, una meravigliosa presentazione, nonché un’avvincente e appassionata storia.
Mi è piaciuto tantissimo, ma forse è un giudizio troppo di parte, visto che già prima di cominciarlo ho sempre annoverato i due alpinisti tra i miei supereroi preferiti.
Lo consiglio a tutti, anche a chi non ha mai letto nulla del genere e guarderà le montagne all’orizzonte da sotto un ombrellone in spiaggia: si parla di eroismo, amicizia, coraggio, fatica, paura e umiltà, tutti valori che purtroppo non vanno più di moda.
Se fosse una canzone, la struggente e stupenda “Hurt” di Johnny “Man in Black” Cash.

venerdì 20 giugno 2014

Le strade dei cannoni – Marco Boglione



Questo libro può essere considerato l’anello di congiunzione tra un saggio e una guida turistica. Il tema trattato, quello delle vecchie strade militari del nord-ovest, è proposto con l’approfondimento e la dovizia di particolari tecnici e storici tipici di uno studio sulla materia, al quale però le cartine e i particolari sulla conservazione attuale di tali manufatti costituiscono un invito più che esplicito alla visita diretta. Che si tratti di una passeggiata a piedi, di un giro in auto o in mountain-bike, nel libro sono proposti trentacinque itinerari sparsi su diciassette valli comprese tra Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta, che oltre a stralci di cartine e fotografie, offrono tutti i riferimenti per appoggiarsi ad una cartografia di maggior dettaglio, accompagnando il lettore/turista in un approfondimento oltre che geografico, anche storico e militare.
Strada militare dell'Assietta -
Le spiegazioni sono fatte molto bene, e anche se ci sono numerose fotografie, per comprendere a fondo il contesto geografico che in determinati periodi storici ha motivato la costruzione di queste strade, è fondamentale recarsi personalmente in quei posti, e constatare direttamente la grandiosità di questi manufatti e delle difficoltà incontrate per la loro realizzazione in luoghi così impervi, ma anche incredibilmente suggestivi.
Io, il mio cancello, il Gran Serin
Ho fatto personalmente alcune di queste escursioni (ho inserito uno scorcio della strada militare dell'Assietta, fotografato personalmente nel settembre 2010) e posso garantire l’assoluta qualità di questa pubblicazione, un’interessante proposta per chi vuole scoprire un aspetto della montagna meno noto, ma anche un testo fondamentale per chi conoscendo quei luoghi vuole collegare il presente con il passato.
Se fosse una canzone “Against the wind” di Bob Seger.

giovedì 22 maggio 2014

Piemonte contadino – Storie, tradizioni, stagioni del mondo rurale - Gian Vittorio Avondo



Si tratta di un saggio sulla recente storia del mondo rurale piemontese, corredato di approfondimenti tecnici, etnografici, e anche numerose fotografie.
L’autore offre una panoramica sulla dimensione rurale, sia questa montana o di pianura, approfondendo tradizioni e culture locali, intorno agli aspetti della vita quotidiana: infanzia, lavoro, fede, istruzione, ecc…
I lettore riceve una spiegazione articolata e avvincente, che appassiona con riferimenti tutt’altro che astratti, facendo riconoscere in moltissime occasioni luoghi noti o addirittura familiari. Forse è proprio questa la caratteristica più bella del libro: la realtà raccontata è la dimensione nella quale la storia del Piemonte affonda le proprie radici. In un momento storico nel quale molte solide certezze dimostrano tutta la loro labilità è importante riconoscere le proprie radici, fatte di fatiche e sacrifici, ma anche di buonsenso e tantissima saggezza, quel magico connubio capace di donare qulla serenità che il nostro presente pare aver perduto tra i profitti economici e le pagine di migliaia di leggi.
Mi è piaciuto molto, in quanto l’autore è riuscito ad approfondire un tema delicato e interessante senza rendere mai la lettura noiosa. Ne consiglio la lettura a tutti, ma per chi è piemontese o ha un forte attaccamento alla terra è assolutamente indispensabile.
Se fosse una canzone “Cavalier Faidit” di Lou Dalfin.

mercoledì 30 aprile 2014

Chi comanda Torino – Maurizio Pagliassotti



Il titolo di questo libro è già per conto proprio un sottile spunto di riflessione: “Chi comanda Torino” è un’affermazione che cela l’identità di qualcuno a fronte dell’evidente potere, ma può anche essere visto come una domanda con la quale evidenziare alla ragione del lettore il potere detenuto da pochi.
Non si tratta della solita pubblicazione cospirazionista, dove si parla di relazioni tra la massoneria, il Vaticano, gli alieni, la Banda della Magliana, l’FBI e le profezie dei Maya, ma di una fotografia ben circostanziata nei luoghi e nelle date degli ultimi vent’anni di vita di questa città. Nei riscontri forniti dall’autore possono trovare conferma tanti sospetti nati da troppe constatazioni di decisioni operate lontano dall’interesse popolare, che il lettore può essersi fatto nel corso degli ultimi anni.
Si parla di tutto, dalle Olimpiadi 2006, al TAV, ricordando la politica delle grandi trasformazioni urbanistiche, prima fra tutte la riconversione conseguente alla chiusura della Fiat.
Nella spiegazione si alternano nomi, luoghi e date, e quello che emerge è fin troppo chiaro: la storia continua! L’analisi offerta termina con la primavera 2012, e ad oggi i recenti episodi, che hanno contraddistinto le cronache politiche e amministrative, sono soltanto una conferma all’interpretazione offerta dall’autore.
Chi non vuole credere a qualcosa di diverso da quanto offerto dall’informazione dei quotidiani piemontesi lasci perdere questa lettura: non è questione di colore politico e pur non trattandosi dello sfogo di uno sconfitto, è un’interpretazione che comunque è soggetta al vecchio principio per cui nessuno è più sordo di chi non vuole sentire. Chi è contento di come vanno le cose non lo legga, continui a dormire sonni tranquilli: le pecore sono nell’ovile e i lupi cattivi non esistono.
Ognuno si faccia l’idea che ritiene più appropriata, e questo libro offre soltanto alcuni elementi in più su cui riflettere.
Se fosse musica “O Fortuna” interpretata dal grande Carl Orff.